Spazio arte - Via Cipriani, 5 - Bologna
"Desertificazione" da venerdi 3 ottobre 2008, inaugurazione alle ore 18
la mostra si potrà visitare fino al 30 novembre
nei giorni lavorativi dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18
Nota critica del Prof. F. Falsetti (direttore artistico di Spazio Arte):
"Desertificazione" - Pietro Barducci, Gilbert Kruft e Claudia Marchi
Tre artisti per fornirci una stimolante proposta di riflessione sul tema della desertificazione, tema molto pubblicizzato, in questi ultimi anni, senza problematizzarne, però , i contenuti, che non sono di esclusiva indagine ambientalista, nè, di riferimento alle diverse alterazione dell'eco-sistema. L'artista oggi più che in passato, si fa interprete delle varie fenomenologie e nello stesso tempo è testimone di epocali cambiamenti. La "desertificazione" non significa solo rompere un equilibrio, non è solo l'impazzimento della climatologia e dei sistemi metereologici, è, soprattutto, la crisi, l'eclisse della ragione e l'inevitabile decadenza dell'individuo e di nuove scissioni della propria coscienza esistenziale.
"Ciò che si deve produrre è una maggiore osservazione della natura". Questo è quanto affermava Cézane e poi aggiungeva, per fare capire meglio, cosi si dovesse cogliere nella Natura, questo illuminante suggerimento: "(...) dare l'immagine di ciò che vediamo dimenticando tutto ciò che è stato visto prima di noi".
Claudia Marchi entra nel vivo del tema proposto cercando , nell'osservazione della Natura e delle sue vitali caratterizzazioni (terra-fuoco-acqua-aria) di cogliere l'immagine invisibile che agita la vita e la presenza di questi indispensabili elementi che condizionano, anzi, ne determinano, inesorabilmente, il nostro vivere, il nostro sentirci esseri viventi di questo pianeta. La sua non è una ricerca imitativa della realtà, è una ricerca sulle tracce del mondo che ci sfugge, del mondo che si disperde, del mondo che muore per opera dell'uomo, ed è in questo mondo che rischia la deriva, che nascono nuovi scenari, quasi apocalittici. Tutto questo potrà rivoluzionare, ancora una volta, il nostro modo di percepire e di "fermare le immagini" di una nuova epoché universale.
La scelta dell'informale è particolarmente calzante con la perdita delle certezze e con il devastante progetto di disumanizzazione che la nostra epoca sta, senza alcuna riserva, realizzando.







